PABLO DOCIMO

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La politica ha ancora dato troppo poco al mio Paese

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Basterebbe guardare questa foto per decidere di non votare Partito Democratico: candidati, messaggi e immagine tutto completamente fuori fuoco e, diciamolo pure, sbagliato. Già perdente. Non mi è mai accaduto prima di soffrire così tanto una decisione di voto, di non essere affatto convinto del consenso da assicurare, del partito cui dare la mia fiducia. Chi mi conosce sa bene che, al contrario, nei miei impegni poilitici, nelle campagne elettorali, nelle notti elettorali e non solo, sono sempre stato tra coloro che hanno convinto deicine, forse centinaia di persone indecise prima di un voto. La politica mi appassiona da sempre, da quando al liceo con i giovani repubblicani tentavo di creare un’alleanza che andasse dal PCI ai verdi, una sorta di “alleanza democratica”, la stessa che prese vita poi nel 1993, all’indomani della campagna elettorale per Rutelli sindaco. Io sono sempre stato in linea, nei comitati elettorali, nei partiti, nello staff di un Premier a parlare, a convinciere, a lavorare alacremente per un Paese migliore, per un partito nuovo, per una visione moderna e alta della politica. I fatti sono sempre stati molto crudeli con il mio modo di vedere la politica, forse, troppo romantica, troppo “sentita”. Ho 42 anni e la politica anima la mia vita ormai da 27 anni ma, onestamente, i sorrisi, le soddisfazioni, i risultati sono stati assai pochi. Il Paese è peggiorato e di molto, la cultura di centro sinistra, cara vecchia socialdemocrazia, praticamente morta, la cultura politca tout court sembra morta. Quando naque il PD (sembra un secolo fa) avevo tante speranze, ci ho creduto come molti. Sognavo un PD che sapesse avviare un processo di cerniera storica tra il vecchio e il nuovo, tra storia passata e futura, tra chi aveva già potuto esprimere le proprie istanze e aveva contribuito al progresso del paese nei trascorsi quaranta anni e chi avrebbe dovuto farlo per il futuro. Speravo in un processo di evoluzione gestito con responsabilità per garantire rapidamente, con determinazione, sostegno e convinzione quella “evoluzione” politica necessaria al Paese. Quello che avrei voluto si potesse concretizzare era la costruzione di un Partito Democratico moderno ed europeo che sapesse esprimere per merito e capacità una classe dirigente nuova che sapesse dare visione, progettualità e concretezza ai valori della socialdemocrazia, della sinistra riformista, in Italia e non solo. Temevo una classe dirigente arroccata sulle proprie posizioni conservatrici ma ho sperato in un Partito Democratico espressione reale del meglio della società, politica e civile, un luogo dove non fossero vecchi o giovani-vecchi funzionari a determinarne il cammino, ma dove quel cammino avesse potuto avere una visione ampia e alta: la Politica, quella dei De Gasperi, dei Berlinguer, dei Moro, dei La Malfa. Ero convinto che questo “nuovo” progetto potesse vedere attivi i protagonisti migliori del nostro Paese, le menti migliori, le intelligenze migliori proprio per poter rappresentare e realizzare al meglio il più grande processo storico della sinistra riformista nel nostro paese. Vedevo un cammino epocale, vitale, storico. Vedevo, speravo e auspicavo tutto questo e molto altro ancora ma ho visto soltanto una classicchia di funzionari di partito o di giovani arrivisti senza qualità e senza cultura, li ho visti disorientati, affannati e, onestamente, per nulla all’altezza dello storico compito che stavano per intraprendere. Di tutto questo sono deluso, stanco e deluso. E per la prima volta nella mia vita non sono sicuro del mio voto e oggi, a 48 ore dal voto, non so ancora se voterò e chi voterò. Non voglio rafforzare con il mio voto una classe dirigente che dovrebbe soltanto andare a casa e, al massimo, andare a fare il consigliere di circoscrizione o l’assessore in un piccolo paese di provincia e non certamente guidare un grande partito verso la guida del paese. Oggi, darei il mio voto alla lista Pannella, dopodomani…ancora non lo so.

Ho dato dato tanta parte della mia vita alla politica ma la politica ha dato veramente troppo poco al mio Paese.

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